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Notizie del 10/05/2020

Per dare continutà alle iniziative di Studiottantuno Contemporary Art Projects, abbiamo realizzato un’anteprima e un tour virtuali in cantiere della mostra di Nicola Malaguti “You must believe in spring”, che confidiamo di potere allestire presto

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Tour virtuale

Note sulla mostra

Il lavoro fotografico di Nicola Malaguti, si rivolge prevalentemente a riprendere fatti, momenti, personaggi che fanno parte di una realtà ben circoscritta ed indirizzata per sua predilezione al mondo della musica jazz e dei suoi protagonisti. In questo caso poi, l’iniziativa che con le sue fotografie Studiottantuno Contemporary Art Projects intende presentare, restringe ancor più il campo. Ci riferiamo agli spettacoli di particolare ricerca sperimentale del jazz contemporaneo presentati dall’Associazione 4’33” in Mantova nel corso della sua attività divulgativa e promotrice dal 2016 ad oggi. Questo infatti è, in senso generale, l’intento dell’evento: la presentazione, anche tramite le opere fotografiche, dell’attività di questa associazione che propone realtà nuove e selezionate della musica contemporanea in particolare jazzistica con giovani talenti a livello internazionale e che se pure in campo musicale è in linea con ciò che anche lo spazio di Studiottantuno Contemporary Art Projects, dedicato al sostegno e alla promozione di realtà artistiche contemporanee nella fotografia, nel video e nella ricerca multimediale ed interlinguistica. Tutto ciò ci porta ancor più a cercare di focalizzare l’attenzione sul lavoro fotografico di Nicola Malaguti, ed in particolare sul modo con cui l’autore ci presenta performances e figure di musicisti del mondo jazzistico sperimentale. La fotografia è, come si sa, nella sua funzionalità tecnica e valenza simbolica, nella struttura linguistica e nella sua stessa essenza legata al fattore tempo che, in questo caso, coniugato al tempo in musica offre spunti di ricerca. Spesso infatti il momento scelto che Malaguti fissa con la fotocamera è un momento di sospensione che coinvolge anche chi guarda in un prima e un dopo possibili. Così qualche musicista di un gruppo si trova in modalità non propriamente di esecuzione ma in attitudine di concentrazione riflessiva, di osservazione fuori campo o di attesa: un’ interruzione, una sorta di “intervallo” dell’esibizione musicale in senso stretto che permette di completarne sviluppi a livello immaginativo e offre spesso all’autore anche lo spunto e l’estro di concentrarsi sui singoli musicisti per darne una visione, quasi un “fuori scena”, inusuale nei gesti che coglie pose ed espressioni di particolare forza comunicativa. In altri casi il fattore temporale è dentro alla performance stessa secondo un doppio registro, essendo l’esecuzione musicale e il suo tempo connessi al tempo di esibizioni di altri ambiti artistici che le si legano in una sorta di confronto. Così l’autore ci presenta due casi in particolare, quello in cui la musica si accompagna alla danza e quello in cui duetta con la poesia, in forma di sequenza: nel primo il musicista appare nella medesima posizione di luogo e di azione mentre intorno a lui cambiano le figure di danza dei ballerini che creano con la loro gestualità relazioni coreografiche in rapporto alla musica, nel recital invece il poeta declama con varie attitudini performative fissate in una sequenza, mentre il saxofonista gli fa da controcanto stabile in alternanza. Ci sono poi immagini che presentano momenti delle esibizioni che riguardano l’insieme di un procedere sincronico di un gruppo o di un duo, oppure la performance di un singolo secondo espressioni o modalità gestuali più proprie e particolari, quasi a cercarne la personalità nella specificità e singolarità dei gesti come evocazione della singolarità del suono strumentale. Così l’autore arriva ad ottenere un risvolto espressivo dell’immagine che non è più semplicemente “documentativa “. In questa tipologia, che nasce da riprese riguardanti lo svolgersi temporale delle esecuzioni musicali, possiamo considerare derivati alcuni veri e propri ritratti di musicisti che sembrano suggerire per atteggiamento o posa un loro essere in un tutt’uno con lo strumento musicale che si fa quasi emblema della persona in una sorta di complementarietà alla pari tra figura e oggetto.

Nicola Malaguti è nato a Mantova nel ’61. Intorno ai dieci anni aveva già a disposizione una vecchia macchina Polaroid di famiglia. Negli anni del liceo, inizia a partecipare a diversi concorsi fotografici, sia locali che nazionali. Nel 1980 vince un concorso indetto da Levi Strauss & Co, con esposizione a Milano di sue fotografie. Nel corso degli ultimi decenni la sua passione per la fotografia si è via via rivolta alle manifestazioni musicali. Oggi la sua radicata passione per la musica, in particolare quella jazz, lo vede intraprendere viaggi in giro per il mondo a ritrarre musicisti della scena internazionale, da Miles Davis a Chet Baker, da Clarke Terry a George Benson. Di recente ha collaborato con Paolo Fresu che ha inserito sue fotografie nella sua gallery fotografica. Oltre a diverse esposizioni fotografiche tenute in Italia e all’estero, sempre nell’ambito della musica jazz, collabora anche con diversi artisti nel campo delle arti visive. Tiene corsi specifici di fotografia in aziende private e si dedica all’insegnamento scolastico in realtà pubbliche e private. In parallelo partecipa a festival nazionali ed internazionali sia di musica che di teatro, tenendo anche workshop sulla “Fotografia nel Jazz” con un progetto chiamato “Il Fotografo Invisibile”. Da qualche tempo ha ripreso l’uso dell’analogico e della camera oscura, dedicandosi di nuovo anche  al mondo della Polaroid.


Notizie del 27/03/2020

In conformità alle direttive ministeriali la mostra fotografica di Nicola Malaguti “You must believe in spring” e l’evento di musica jazz del Luca Scardovelli Trio, in collaborazione con l’associazione culturale 4’33”, programmati per il 1 Marzo 2020, sono rimandate a data da destinarsi