Nido, 200m

L’obbligo di rimanere chiusi nelle proprie abitazioni ha reso necessario affrontare alcune situazioni che solitamente ignoriamo o lasciamo scorrere nel marasma di impegni lavorativi e non. Personalmente mi sono scontrata con l’obbligo di rimanere in un luogo nel quale sono cresciuta ma in cui ho sempre faticato a riconoscermi, sia per le dinamiche sociali scandite da luoghi cardine del quartiere quali oratorio e centro civico, sia per la sua stessa struttura legata alla logica della periferia “per bene”: servita, ordinata ma in ogni caso esterna al centro.

Ho affrontato parte di questa condizione attraverso la documentazione di ciò che mi è più vicino ma che percepisco come lontano, in modo semplice ed analitico, nel corso di brevi passeggiate e con brevi appunti segnati direttamente sulle immagini, in un tempo fermo durante il quale ho potuto ascoltare i silenzi e osservare l’ambiente e le persone che nonostante tutto hanno plasmato e continuano a plasmare il mio sguardo e la mia percezione.

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Viviana Vitale è nata a Monza nel 1993, e si occupa di grafica e fotografia collaborando con diverse società tra cui RCS Mediagroup, per la quale segue anche il progetto de La Carovana del Giro d’Italia, e la superband Rockin’1000.

Gli studi in ambito artistico iniziano con il diploma in Comunicazione Visiva all’Istituto Statale d’Arte di Monza, seguiti poi dal triennio di Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, luogo nel quale approfondisce l’interesse verso nuovi e “vecchi” media e l’interazione fra essi. Queste tematiche entreranno a far parte della sua ricerca durante il Master sull’Immagine Contemporanea di Fondazione Fotografia a Modena che le ha permesso di entrare in contatto e confrontarsi con artisti come Mustafa Sabbagh, Mario Cresci, Pino Musi e Adrian Paci.

Nel 2017 il progetto “Le viole sono dei bambini scalzi” rientra tra i dieci finalisti dell’European Photography Awards; viene esposto lo stesso anno anche nello spazio espositivo Studiottantuno Contemporary Art Projects di Mantova all’interno della mostra “Narrazioni Sospese”, in una versione composta da più di 90 elementi.